04/10/10

l’onda verde di marina

in un paese dell'america del sud i vardi arrivano al 20%. una bella notizia per la politica mondiale. (ps: solo in italia riescono a rimanere sotto il 2%...)

forse la candidata verde marina silva non vincerà le elezioni presidenziali brasiliane del prossimo 3 ottobre, ma sicuramente è riuscita già ad ottenere un grande risultato, portando al centro della campagna elettorale le tematiche ambientali. oltre a lei, che ne ha sempre fatto un cavallo di battaglia, rinunciando anche al posto di ministro per difendere le sue convinzioni, da tempo anche gli altri due principali candidati alla presidenza hanno mostrato una sensibilità ecologista.

ad esempio, la candidata del pt, il partido dos trabalhadores (e del presidente uscente lula) dilma rousseff, favorita per la vittoria, ha espresso più volte la sua preoccupazione per il disboscamento della foresta amazzonica, che continua nonostante l'attenzione dedicata al problema, specie negli ultimi anni. ma anche il candidato josé serra del psdb (il partito socialdemocratico), governatore dello stato di san paolo, ha annunciato la presentazione di una legge statale che diminuirà del 20%, entro il 2020, le emissioni di gas serra nel territorio da lui amministrato.

una svolta ambientalista che al di là del vincitore lascerà il segno, in un paese dove secondo i sondaggi l'attenzione dei cittadini verso la tutela della natura è ancora piuttosto bassa, e in cui fino a pochi anni fa nemmeno si pensava di poter fermare la distruzione delle foreste o diminuire le emissioni di gas serra. un cambio di prospettiva che è sicuramente il primo successo lasciato in eredità dalla silva e dal partito verde alla politica brasiliana.

e non è detto che sia l'unico, anche se per la silva le possibilità di diventare "la prima presidente donna e nera" del brasile sono poche, almeno sulla carta: gli altri due candidati partono favoriti, specie la prima, per cui a lungo si è prevista una vittoria al primo turno. gli ultimi sondaggi, però, sembrano riservare delle sorprese visto che la rousseff sembra essere scesa per la prima volta al di sotto del 50% dei voto, con conseguente crescita dei consensi per serra ma soprattutto per la silva, che dal 10% di qualche mese fa sembra ora collocarsi intorno al 15, una percentuale che significherebbe arrivare a 20 milioni di consensi. sarà per questo che la candidata ecologista continua a mostrare ottimismo, ripetendo che il brasile «sta per avere una sorpresa» e invocando il duello diretto tra le due donne di questa storia.

"silva contro rousseff" è diventato lo slogan verde per la chiusura della campagna elettorale e chissà che questa donna che ha già vinto tante battaglie non riesca a costringere il colosso pt (da lei fondato insieme a lula) a un ballottaggio che sarebbe storico, come lo è stato aver imposto al dibattito un'agenda tutta ecologista. e, proprio in questi ultmi giorni, lo staff di marina ha diffuso sondaggi per dimostrare come la candidata verde sarebbe più efficace di serra in un ballottaggio con dilma.

il suo programma però non prevede solo la tutela dell'amazzonia e in generale dell'ambiente, ma mette in grande evidenza la lotta alla povertà e per l'istruzione, da parte di una donna che ha conosciuto bene la prima e ha dovuto lottare duramente per ottenere la seconda: non a caso, uno dei temi fondamentali della sua campagna è l'educazione, considerata «il punto principale per dare continuità a uno sviluppo che coinvolga l'intera popolazione».

la storia della candidata ecologista sembra un romanzo d'avventura, più che la biografia di un politico. nata in una casa su una palafitta di legno di un poverissimo villaggio nella profonda amazzonia, rimanendo analfabeta fino a 15 anni, ha rischiato la vita da adolescente per una grave malattia e poi ancora al fianco del sindacalista seringueiro chico mendes. in un paese già in parte cambiato da otto anni di presidenza di luiz inacio lula da silva, oggi la candidata ecologista chiede agli elettori un ulteriore passo in avanti, verso un cambiamento che vada anzitutto nella direzione dell'uguaglianza, tutelando senza incertezze anche l'immenso patrimonio naturale del brasile.

infatti, nonostante si calcoli che la presidenza lula abbia tolto dalla condizione di povertà 40 milioni di persone, trasformando il colosso sudamericano in una potenza economica e politica, si parla ancora del terzo paese con la peggiore disuguaglianza del mondo, e anche le politiche ambientaliste adottate negli ultimi anni non sono riuscite a fermare la deforestazione dell'amazzonia, che ha portato alla distruzione di 378mila chilometri quadrati di vegetazione negli ultimi vent'anni, di cui 7008 nel solo 2009. il cambiamento c'è ma finora sembra in parte frenato, e proprio questo è uno dei motivi per cui la silva ha lasciato prima il governo di lula, dopo averne fatto parte per cinque anni come ministro dell'ambiente, e poi il pt.

le sue critiche a lula, seppur velate dall'amicizia costruita in 30 anni di militanza comune, non sono mancate, sui rapporti con dittatori come fidel castro o sull'aumento della tasse, ma il "freno" alla politica riformatrice che avevano avviato insieme, la silva l'ha visto soprattutto dalle critiche ricevute per la sua politica eccessivamente "verde" e nell'assegnazione a un altro ministro del progetto di riforma della legge sui possedimenti fondiari dell'amazzonia.

ora, martina silva vuole riprendere dalla più alta carica dello stato il discorso interrotto, conducendo la seconda parte di quella rivoluzione progressista iniziata nel 1980, quando lei, chico mendes e lula, insieme a tanti altri, fondarono un partito per realizzare un sogno in parte compiuto, ma che oggi non sembra più sufficiente per portarlo a termine.


da: http://terranews.it

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